Microfototerapia UVB

G. Menchini, *T. Lotti.
Clinica Dermatologica, Università di Siena, Siena, Italia
*Clinica Dermatologica, Università di Firenze, Firenze, Italia

Microfototerapia UVB

G. Menchini, *T. Lotti.
Clinica Dermatologica, Università di Siena, Siena, Italia
*Clinica Dermatologica, Università di Firenze, Firenze, Italia

Key words

Vitiligo, UVB.

Introduzione

La vitiligine è una comune discromia ipomelanosica acquisita, spesso familiare (13-15%), dovuta ad assenza o riduzione zonale di melanociti. Colpisce l’1% della popolazione mondiale senza significative differenze geografiche, razziali o di sesso (1).

Comunemente considerata un problema cosmetico e di minima importanza per la salute, in realtà la vitiligine è motivo di una diminuzione anche notevole della qualità di vita del paziente. Il 75% dei pazienti affetti da Vitiligine considerano questa malattia moderatamente sfigurante o intollerabile (2). Secondo uno studio (3) questi pazienti hanno un significativa riduzione dell’autostima e vengono condizionati in maniera importante (copertura delle macchie con maquillage, abiti coprenti, etc.) nella vita di relazione.

La lesione tipica della Vitiligine è la chiazza ipocromica/acromica, bianca, di forma ovalare o rotondeggiante, a volte figurata, lineare o zosteriforme, con un diametro che varia da pochi millimetri a parecchi centimetri e margini ben distinti più o meno regolari. Raramente il margine può essere iperpigmentato o eritematoso con sensazione di prurito (Vitiligine infiammatoria). In alcuni casi si può notare, al margine della lesione, un colore intermedio a quello di cute affetta e cute non affetta. Questo fenomeno conferisce alla malattia il nome di "Vitiligine Tricromica" (4), in quanto in aggiunta alle due classiche tonalità se ne ritrova una terza.

Solitamente il colore all’interno della chiazza è uniforme; possono tuttavia essere presenti macule pigmentate specialmente in prossimità dello sbocco dei follicoli piliferi.

Nel 30% circa dei casi è presente la reazione isomorfa di Koebner, per cui ad un trauma o una lesione di continuo della cute segue la formazione di una macchia acromica che ha la localizzazione e l’estensione della zona cutanea traumatizzata.

Alle macchie cutanee possono talora associarsi: leucotrichia (con o senza una sottostante area vitiligoidea), alterazioni pigmentarie della corioide, dello strato pigmentato della retina e uveiti.

La vitiligine può colpire tutte le regioni cutanee, anche se solitamente predilige alcune aree quali: viso (in particolare zona periorificiali), collo, ascelle, genitali, gomiti, mani, ginocchia e piedi.

Sono più facilmente interessati da vitiligine persone con pelle scura (fototipo III o maggiore secondo Fitzpatrick) (84%) (5).

I recenti sviluppi della terapia della vitiligine generalizzata indirizzano verso l’uso delle radiazioni ultraviolette B (UV-B), con o senza associazioni farmacologiche. Usati senza farmaci, infatti, gli UV-B sono stati paragonati per i risultati alla PUVA terapia (6). Recenti studi di meta-analisi mostrano che i raggi UV-B rappresentano la terapia più efficace nell’approccio non chirurgico alla vitiligine generalizzata (7).

La microfototerapia è un nuovo trattamento fototerapico che utilizza UV-B (a spettro ristretto con picco massimale di emissione a 311 nm) esclusivamente sulle macchie di vitiligine, messo a punto per stimolare i melanociti prevalentemente perifollicolari delle zone affette da vitiligine inducendone l’attivazione e la replicazione.

Materiali e Metodi

La microfototerapia della vitiligine viene effettuata grazie ad una nuova apparecchiatura (BIOSKIN® Centro Salute S.r.l., Montecatini Terme) che è in grado di emettere in modo focalizzato radiazioni UV-B. Questo è possibile grazie ad un generatore UV-B che emette fra i 300 e i 320 nm con un picco massimale a 311 nm e che fornisce un’intensità di irradiazione (regolabile dall’operatore) compresa fra 0,02 e 0,2 J/cm2/s. Il generatore emette la luce attraverso una particolare fibra ottica la quale termina con un’estremità libera variabile in diametro fra gli 0,1 ed 1 cm. L’apparecchiatura, infine, è controllata elettronicamente da un computer che consente la programmazione ed il controllo dei parametri intensità di irradiazione e tempo di applicazione della luce (durata dello spot luminoso). La fibra ottica viene posta in contatto diretto con la cute affetta da trattare. Una volta determinata la dose di UV-B necessaria al trattamento della chiazza, viene regolata la durata dello spot luminoso. Attraverso la ripetizione dello spot luminoso vengono irradiate tutte le chiazze in modo uniforme.

In questo studio aperto la dose media di irradiazione per seduta è stata equivalente all’80% della dose eritematogena minima (DEM).

La DEM è stata calcolata 24 ore prima dell’inizio della terapia effettuando, su punti diversi chiazze di vitiligine, irradiazioni multiple di 0,1-0,2-0,3-0,4 e 0,5 J/cm2 (equivalenti a 5, 10, 15, 20 e 25 secondi con il generatore regolato in modo da fornire 0,02 J/cm2/s).

Il trattamento dei pazienti è stato così effettuato: 5 sedute effettuate una al giorno per 5 giorni consecutivi, poi 10 giorni di riposo seguiti da 20 sedute (una alla settimana) consecutive.

Al fine di una comparazione planimetrica, fotografie dei pazienti con illuminazione tramite luce di Wood sono state eseguite prima del trattamento e poi con cadenza mensile.

Un mese dopo la fine dell’esecuzione del protocollo terapeutico sono stati valutati i risultati attraverso la comparazione planimetrica di immagini fotografiche standard dei pazienti prima della terapia ed un mese dopo la fine.

Pazienti

In questo studio aperto sono stati trattati, secondo il protocollo descritto, 74 pazienti (29 maschi e 45 femmine) con un’età media di 31 anni (10-67 anni) affetti da vitiligine generalizzata.

Risultati

Il trattamento è stato ben tollerato e non si sono verificati effetti avversi. I pazienti non hanno avvertito alcuna sensazione di dolore, bruciore, calore, prurito o dolore, né durante né dopo la sessione di terapia.

La valutazione planimetrica delle immagini fotografiche ha evidenziato repigmentazione:

Maggiore del 75% delle aree trattate in 51 pazienti (68,9% dei pazienti).
Compresa fra il 75% ed il 50% in 15 pazienti (20,3% dei casi).
Inferiore al 50% in 8 pazienti (10,8% dei casi).

Conclusioni.

La microfototerapia con BIOSKIN® ha riportato numerosi vantaggi rispetto ai comuni trattamenti foto e chemiofototerapici (PUVA). Il trattamento esclusivo delle singole chiazze infatti ha permesso:

Rispetto alle comuni cure foto e chemio-fototerapiche la microfototerapia è gradita ai pazienti. Non ha evidenziato effetti collaterali e non sono state, a tutt’oggi, osservate complicanze.

 

BIBLIOGRAFIA

Lotti T., Menchini G., Comacchi C. Vitiligine: problemi e soluzioni. In: Dermatologia e Medicina Interna. Ed. G.Palminteri, R.Scerrato, T.Lotti e M. Brai , Casa Editrice Mattioli – Fidenza (PR ) ,1998, Pp. 242-245.

Salzer B, Schallreuter K. Investigation of the personality structure in patients with vitiligo and a possible association with catecholamine metabolism. Dermatology 1995; 190: 109-15.

Kent G, Al’Abadie M. Psycologic effects of vitiligo: A critical incident analysis. J Am Acad Dermatol Dec. 1996; 35(6): 895-898.

Fitzpatrick TB. Hypomelanosis. South Med J 1964;57: 995-1005.

Ortonne JP. Le vitiligo: Maladie ou syndrome? [Thesis]. Lyon, France: Université de Lyon, 1974.

Westerhof W, Nieuweboer-Krobotova L. Treatment of vitiligo with UV-B radiation vs topical psoralen plus UV-A. Arch Dermatol 1997;133:1525:1528.

Njoo MD, Spuls PI, Bos JD, Westrhof W, Bossuyt MM. Nonsurgical repigmentation therapies in vitiligo. Arch Dermatol 1998;134:1532-1540.

 
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